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A Marghertita

Tu che navighi

nel grande oceano dell’arte,

hai mostrato di conoscerne i meandri.

 

TI sei impossessata

dei beni più preziosi:

forme e colori

in cui mostri la donna

e i suoi occhi pensosi,

lasciando trasparir l’inconscio.

 

Ma i petali che sul suo corpo

numerosi cadono, se pur così variopinti,

non riusciranno mai a coprirlo

in quanto sono vagamente sospinti.

 

Così, per incanto, riemergono

le parti più ambite

nella loro femminile flessuosità.

A zi Filipp’ e Carasan’

‘O viecch’ co’ l’ ‘ricchini d’oro.

Je, quann’ero piccirill’,

spiss m’encutrav, co zi’ Filipp’.

Nu viecchiariell’ curvo e stanc’,

‘Ncopp’ ‘o bastone s’arrejeva astient.

Ma chell’ che i guardav’ co stupore

erano chill’ ‘ricchini d’oro buono

che iss portava con orgoglio,

comm’ m’ha raccontato ‘na nepote:

“Quann’ verette co l’ ‘ricchini d’oro

la sora Serrafina, iss ricett’ a mamma:

“Pur’ ì voglio l’ ‘ricchini”.

E ‘a mamma ‘o ‘ccontentava.

Mo penz’ a ‘sti guagliun’

co’ tutti ‘sti ‘ricchini:

Sott’ ‘a lingua e ‘ncoppe ‘e labbra

nu pirsìng, e n’ato all’ ‘mminnicl’ attaccato.

E via ricenn, chisà adddò.

Ma je mo nun capisc’

chissà che vonne ricere.

Però ‘na cosa è certa:

che sul ‘a mamm’ e ppo capì.

E sul chest sper’.

Silvio Grallo

                                                                                                                Roccasecca 2012

Al fratello Tommaso

 

Ti sei stancato

di sottostare alle grinfie della vita

Finalmente te ne sei liberato

Ti sei rilassato per sempre.

Silvio Grallo

                                                                                                       Roccasecca 16/11/2016

L’ultimo incontro (A mio fratello Tommaso)

 

Con un forte temporale,

acqua dilavante a scrosci,

tuoni e saette,

sono tornato a te.

Pochi guizzi di luce nei tuoi occhi,

un sorriso smorzato tra le labbra,

intrappolato nella gola.

Un rospo che non vuole uscire.

Il passo è impedito in un brutto sogno,

forse premonitore:

la serpe te lo avvinghiava.

Nella stretta finale

mi hai stretto la mano,

l’ultimo sforzo,

l’ultimo accenno al sorriso.

Te ne sei andato.

Anche il tuo temporale è passato.

Silvio Grallo

                                                                                                       Roccasecca 19/07/2017

Fratelli

Poca differenza di età
la famiglia li univa,
le corse estive,
in campagna a piedi scalzi;
quelle invernali
con gli scarponi chiodati; quelle primaverili
per colpire lucertole con frecce ed archetti
ricavati da ferri d’ombrello.

Non più quelle corse invernali,
quando gli scarponi scricchiolavano
sulla terra ghiacciata
ed i piedi bruciavano per i geloni.
Non più quelle corse estive
per fare a nascondino.

La polvere del tempo ha cancellato le orme
che invano il fratello ha cercato in campagna
e sul campetto di calcio,
un po’ in pendio,
davanti al sagrato della chiesa.

Silvio Grallo

                                                                                                               Roccasecca 01/2004

Visione metamorfica

Ti osservo nelle tue protuberanze,

escrescenza di platano.

È il profilo di una testa, di un povero cristo.

Ti affacci alla vita da un luogo oscuro ma sicuro.

Più in alto, dalla tua corteccia,

uscir vedo la linfa,

da una sua escrescenza

che alimenta un nascituro.

 

 

 

 

 

 

Silvio Grallo

Roccasecca 03/2016

Tra i pensieri e ‘no proletario

A mugliera adda ess’ giovane

pe’ fa e figli.

Quann’ torn’ ‘a casa

nu bell’ piatt’ e pasta e fasul’

e ‘o riest’ vene appriess’:

Robba e notte a juorno luce.

Je so’ cattolico praticante:

Crist’ ricett’ agli antenati nuost’:

Moltiplicat’ ‘a prole,

pecché poco ce vo’ pe’ potè moltiplicà.

Po’ n’ato pensiero vene a mio favore:

È meglio ricc’ ‘e sang’ che de sold’.

E figli so’ ‘a ricchezz’ d’a casa,

e sto proverbio antico nun fallisce.

Ma po’ che robb’ ‘a parte nunne teng’,

nun val cchiù o proverbio:

“Spart ‘a ricchezza e arriva appovertà”.

Mo, pe’ conclundere ‘sto pensiero mio,

sai che penz’?

Ca pure la vammana adda campà.

 

 

 

 

 

 

Silvio Grallo

Roccasecca 2012

L’orizzonte di mia madre

A 90 anni l’orizzonte non era più l’infinito.

Osservava dal terrazzo, scrutava, pensava:

“Si sta avvicinando sempre di più.”

Riusciva a vedere i particolari,

così lontani.

“Vedevo ‘o furmicar’ sopra Monte Vergine.

Adesso sono diventata un po’ miope:

l’oculista mi ha detto che mi devo rassegnare

ad osservare l’orticello sottostante.”

 

 

 

Silvio Grallo

 

Roccasecca 30/03/2017