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Il
Grallo avvicina la sua creatività artistica a quella dello scrittore G. Saviane
quando Mario Pomilio, come critico dello scrittore, afferma che spesso un’opera
ubbidisce all’attrazione di forze gravitazionali diverse e finanche inaspettate
che ne rendono sinuoso il tracciato; di presenze che bussano alla porta e
pretendono di essere narrate; di temi in apparenza concentrici la cui necessità
va ricercata nei fondi esistenziali dell’artista.
Questi, pur perdendo di vista il tema centrale, non rinuncia al lasciarli
defluire o, addirittura, vi si abbandona inserendo colori che, nel loro forte
cromatismo, possano dare all’apparato contestuale una maggiore dimensione
volumetrica e scultorea. Sciogliendo spesso l’artista e il ruolo di non
subalterni epicentri da ogni possibile rigidità e diventando, di fronte ad una
gestualità spesso istintuale, non meno interessanti per l’osservatore.
Tutto ciò per assecondare i nuclei narrativi e la mobilità stessa dei propri
interessi.
E’ l’immaginazione dell’artista che avanza impastandosi di umori, manifestatisi
con forza e colori solo apparentemente discordanti, lasciando liberamente
filtrare le scorie del reale, salvo poi affrancarsene a tu per tu coi suoi
miraggi.
Per quanto lucidi, questi, possibilmente soltanto nei deliri e nel sogno, spesso
sono destinati a scontrarsi con le inerzie del reale e ci inducono a proclamare
un messaggio per un banale compromesso di conformismo.
Silvio Grallo,
Roccasecca (Fr) 2, 2008
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