Quanto Grallo si avvicina a Giorgio Saviane


 

Il Grallo avvicina la sua creatività artistica a quella dello scrittore G. Saviane quando Mario Pomilio, come critico dello scrittore, afferma che spesso un’opera ubbidisce all’attrazione di forze gravitazionali diverse e finanche inaspettate che ne rendono sinuoso il tracciato; di presenze che bussano alla porta e pretendono di essere narrate; di temi in apparenza concentrici la cui necessità va ricercata nei fondi esistenziali dell’artista.
Questi, pur perdendo di vista il tema centrale, non rinuncia al lasciarli defluire o, addirittura, vi si abbandona inserendo colori che, nel loro forte cromatismo, possano dare all’apparato contestuale una maggiore dimensione volumetrica e scultorea. Sciogliendo spesso l’artista e il ruolo di non subalterni epicentri da ogni possibile rigidità e diventando, di fronte ad una gestualità spesso istintuale, non meno interessanti per l’osservatore.
Tutto ciò per assecondare i nuclei narrativi e la mobilità stessa dei propri interessi.
E’ l’immaginazione dell’artista che avanza impastandosi di umori, manifestatisi con forza e colori solo apparentemente discordanti, lasciando liberamente filtrare le scorie del reale, salvo poi affrancarsene a tu per tu coi suoi miraggi.
Per quanto lucidi, questi, possibilmente soltanto nei deliri e nel sogno, spesso sono destinati a scontrarsi con le inerzie del reale e ci inducono a proclamare un messaggio per un banale compromesso di conformismo.


Silvio Grallo, Roccasecca (Fr) 2, 2008