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Entrando
nella sala degli specchi del comune di Rocca d’Arce
ho incontrato una giovane pittrice che ha deciso subito di allontanarsi dalla
realtà che la circonda per avvicinarsi alla linea dell’orizzonte che separa la
terra dal cielo, la terra dalle acque, il finito dall’infinito, ciò che ha
stimolato la fantasia dei poeti.
Ho potuto constatare che ciò che di residuo ancòra lascia della realtà oggettiva
.che si presenta ai nostri occhi,tende ogn’ora a svanire nel vortice o forse
meglio spirale, esaltata dalla matericità dei coloro forti e decisi, gestiti da
mano sicura.
Se però esiste l’occhio del ciclone che tutti ci avvolge, sono sicuro che esiste
anche nelle tue opere una spirale che porta verso l’alto, distaccandoci dalla
realtà che in maniera piuttosto assillante,
ogni giorno si rivolge ai nostri occhi per portarci verso la sfera iperurania,
liberatoria e onirica più intima, quasi dominata da uno stato di trance.
In questa dimensione l’arte ci può portare più lontano, verso le fonti oscure
delle nostre emozioni più sublimi che la nostra anima (liberata,
in un certo senso, dai legami terrestri e chiusa in ciò che ha di più materiale)
riceva quasi senza averne coscienza.
Per inoltrarsi verso una dimensione metafisica.
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