Per una giovane artista nella sala degli specchi
di
Rocca d’Arce 

 

Entrando nella sala degli specchi del comune di Rocca d’Arce
ho incontrato una giovane pittrice che ha deciso subito di allontanarsi dalla realtà che la circonda per avvicinarsi alla linea dell’orizzonte che separa la terra dal cielo, la terra dalle acque, il finito dall’infinito, ciò che ha stimolato la fantasia dei poeti.
Ho potuto constatare che ciò che di residuo ancòra lascia della realtà oggettiva .che si presenta ai nostri occhi,tende ogn’ora a svanire nel vortice o forse meglio spirale, esaltata dalla matericità dei coloro forti e decisi, gestiti da mano sicura.
Se però esiste l’occhio del ciclone che tutti ci avvolge, sono sicuro che esiste anche nelle tue opere una spirale che porta verso l’alto, distaccandoci dalla realtà che in maniera piuttosto assillante,
ogni giorno si rivolge ai nostri occhi per portarci verso la sfera iperurania, liberatoria e onirica più intima, quasi dominata da uno stato di trance.
In questa dimensione l’arte ci può portare più lontano, verso le fonti oscure delle nostre emozioni più sublimi che la nostra anima (liberata,
in un certo senso, dai legami terrestri e chiusa in ciò che ha di più materiale) riceva quasi senza averne coscienza.
Per inoltrarsi verso una dimensione metafisica.