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Il
fruscio del vento sbatteva i rami
di una quercia, pur se largivi d’ombra.
In quei movimenti impaurito,
li vedevo proiettarsi nel vuoto
e come tentacoli allungarsi.
Poi finalmente ero un bipede
con sforzo mi ergevo sui piedi,
per meglio osservare ed essere pronto.
Ma dietro ai lamenti del vento,
dinosauri vedevo elevarsi.
Sembravano forieri di tempesta.
La lotta che dovevo affrontare
più impari allora appariva.
Il cuor mi batteva, ma dove scappar?
Erano dunque le forze del male?
O la giustizia divina, forse, anche.
Che spesso infuriava inattesa
per qualche offerta dimenticata?
Ma per me magra era stata la caccia,
ed il fumo non arrivò agli dei
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