Al maestro Annino Testa

Una espressione artistica è sempre un’opera d’arte?
Allora, mi viene subito di pensare di avvicinarci ad essa con umiltà, perché da essa traspare l’animus, la personalità di chi l’ha composto.
Così è giusto pensare alla libertà creativa; allo stimolo per la manipolazione; alla scelta degli strumenti; all’oggetto della realizzazione e al desiderio di vederlo palpitare.
E poi provare ad immedesimarsi nell’emozione che provò mastro Geppetto nel vedere un tronco come Pinocchio, la sua creatura, sfuggirgli dalle mani e dal suo sguardo, per prendere il volo verso la libertà.
Sono tutti momenti magici che si susseguono, si scavalcano, si ordinano, quando interviene il raptus geniale.
Ed è soprattutto ciò che può favorire la realizzazione di un’opera d’arte, in questo caso scultorea, come quella dell’amico Annino Testa.
Ho accennato prima che sia giusto avvicinarci con umiltà a qualsiasi realizzazione, per rispettare l’artista nella sua volontà di operare, di sentirsi realizzati ed orgogliosi, contenti, quasi in una sorta di narcisismo.
Esso però non si può esaurire in un semplice specchio d’acqua o con una pelle di leone addosso.
Infatti ad un semplice movimento dell’acqua potremmo vedere scomparire la nostra bella immagine.
Il nostro gradimento invece, deve consistere nel vedersi realizzati nelle proprie creature, come quando Cornelia, madre dei Gracchi, alla richiesta di mostrare i propri gioielli preferì mostrare i suoi due figli, dicendo: “ Ecco i miei gioielli”.
La conoscenza di questi semplici princìpi ci consente di non essere arroganti anche di fronte alla più umile forma di opera d’arte, nel rispetto dell’altro e della presenza del fanciullino che è intervenuta, risvegliandosi, prendendo per la mano una persona sensibile ed accompagnandola verso i sentimenti più nobili.
Ed è proprio ciò che fa l’amico Annino nell’accompagnarci con umiltà tra le sue creature.
Così è giusto riflettere circa la conoscenza degli attrezzi ed alla perizia con cui vengono adoperati e soprattutto pensierosi di fronte ai risultati di un’opera, considerata completa, perfetta o imperfetta.
Facciamo intanto gli auguri al maestro per la sua costanza nella ricerca della materia prima, che egli va osservando, scolpendo, limando, levigando e infine, diventando sempre più esigente per sentirsi realizzato.




Roccasecca, agosto 2006.                                                                             Tuo Silvio Grallo