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Nota critica

Dalla valorizzazione artistica della materia prima alla ricerca cromatica.

Il primo impatto artistico di Silvio Grallo è stato rivolto all’analisi della realtà circostante, alla ricerca di forme e colori che maggiormente potessero soddisfare la sua personalità. Egli è stato colpito dalla materia più umile, come radiche di canne, terra colorata, legno o altro materiale da trasformare, per dare ad esso un espressione e un’anima. Da qui il passaggio graduale dalla scultura alla pittura, per ridurre sempre di più il campo d’azione e la cornice entro cui concentrare, sintetizzare e limitare gli elementi che più lo possano interessare della circostante realtà. Tutto ciò costituisce un mondo onirico che i tempi brevi sono costretti molto spesso a trascurare a causa dell’avvicendarsi e poi dell’accumularsi della realtà sempre nuova che si impone, spesso malgrado e con forza, calpestando e spingendo indietro le nostro “io” più recondito. Il dramma deriva appunto dall’insoddisfazione nel non poter realizzare nella sua totalità un “lavoro” che dovrebbe esprimere tale ricerca. Tale è l’inquietudine della vita contemporanea che non lascia spazio per una più completa e libera espansione della propria interiorità. Così, è necessario che per trovare un po’ di gioia nella vita dobbiamo chiudere gli occhi, anche per un attimo, per favorire quella che Freud chiamava “rimozione” della realtà circostante, poiché nel mondo attuale, la stratificazione della realtà che avviene in noi, si accumula sempre di più su tutto ciò che di più bello e di più puro abbiamo recepito con occhio disincantato nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza.

Silvio Grallo