Note critiche
2005 -Silvio Gragnaniello, in arte Grallo, Professore di Lettere e
Filosofia, inizia il suo percorso artistico negli anni ’80 partecipando a Mostre
personali e collettive, che gli consentono di mettere in luce il suo talento.
Artista in senso ampio, Silvio Grallo esprime se stesso attraverso la scultura,
la pittura ed anche la poesia, realizzando opere di notevole valore artistico.
Le sue radici contadine hanno influenzato fortemente la sua personalità: l’uomo
ama la natura, l’artista si avvicina ad essa in modo completo ed incontaminato.
Per le sue sculture, Egli sceglie materiali poveri, quali radiche di canna e
legno, elementi ai quali dona vita propria, realizzando forme all’interno delle
quali si fondono realtà, fantasia, sogno; la materia si anima, il sogno è
realtà. Dice di lui il Prof. Gaetano Battaglini : “il surrealismo di
Gragnaniello, rappresentato come assoluto abbandono al comportamento visionario,
è tale da penetrare nell’ideale e nel simbolico”.
Il passaggio graduale alla pittura avviene con l’intento di evidenziare quegli
elementi che più interessano l’artista; al centro della visione è la natura ed
in questa l’uomo, la sua vita il suo lavoro. Nelle sue tele ritroviamo quella
visione onirica della realtà a lui cara, quel mondo in cui Egli riesce a
ritrovare se stesso, la sua anima, la sua innocenza. Una visione pura, limpida e
quasi magica dell’arte. Come scrive il Prof. Vincenzo Bianchi “il sogno della
ricerca del tempo passato”.
Il percorso si completa con la poesia, versi semplici, lineari, trasposizione
delle sue visioni.
Il percorso artistico di Silvio Grallo, parte quindi dalla concreta forma della
scultura e, attraverso la linea viva ed espressiva della pittura, giunge al
segno verbale, ma anch’esso concreto, della poesia.
Napoli - Arch. Jole Benoffi
2006 -Se un clima e un’atmosfera vanno pensati come origine lontana, ma in
cancellata, dello stile pittorico di Silvio Gragnaniello, è alla cultura
artistica di fine Ottocento in Italia che bisogna riferirsi. A quel gusto, cioè,
e a quel linguaggio, che, ancor prima del diffondersi e del divenire moda di
esperienze impressioniste, implicano un de realizzarsi degli oggetti della
rappresentazione, un dischiudersi dei contorni, una interazione e una pulsazione
in sincrono – in una sorta di fervida permeabilizzazione della “ forma-colore” –
tra pesonaggio e paesaggio, tra interno e esterno.
Ciò – che si leghi ad una idea puntuale, e puntualmente esposta e discussa, di
bellezza o di funzione dell’arte o invece, come nel caso di Gragnaniello,
risponda a leggi autonome, le quali preordinano l’espressività dell’io e gli
affioramenti del rimosso alle tecniche e al rigore della definizione formale –
produce una plusvalenza simbolica delle immagini e del loro rapporto
contestuale. Che si caricano ,pertanto, di indefinito, di allusività
prolungatasi in eco; e, prese in una diversa dinamica di rappresentazione,
traducono una idealità che travalica l’occasionalità episodica delle singole
contingenze storiche.
Si noti, per esempio, come, per sintonie impreviste , e quindi nient’affatto
programmate, alcune figure presentino suddivise, segmentate in altrettante strie
di materia cromatica e come il colore abbia un qualcosa di bavoso, di
filamentoso che si espande sormontanto i confini figurali e de localizzando
personaggi ed oggetti ( che perdono siffattamente le loro coordinate
spazio-temporali ), tanto che non è improprio riandare con la memoria al
Segantini: al suo primitivismo, risalito alle fonti onginarie della montagna ,
che si nutre per implementi divisionisti di intenzioni categorizzanti e tenta la
rappresentazione di simboli , di archetipi, di astrazione di idee ( e si torni a
guardare , comparativamente a quegli alberi-donne segantiniani, che vagano e
aleggiano come mossi dal vento in un paesaggio sfilettato , intonato al bianco).
Non c’è in Gragnaniello un piano preparatorio consapevole e dichiarato, mentre
non escude un investimento ulteriore di senso – una sentimentalità una
polivalenza simbolica, una testimonianza sul presente – arresta la
rappresentazione al di qua di una pronuncia sicura, di una identificazione
certa. E genera effetti di trascorrenza, di fuga, di evanescenze che si
risolvono in quote aggiunte di enigmaticità. Come se, quand’anche
involontariamente , si arrivasse a prendere atto dell’opacità, del non senso,
della refrattarietà a lasciarsi penetrare del mondo.
Arpino (FR) - Prof. Marcello Carlino
2007 -La mostra di Silvio Gragnaniello, che viene esposta a San Giovanni
Incarico, raccoglie opere pittoriche e scultoree del suo lungo percorso
artistico, accompagnato anche da espressioni letterarie.
La raccolta – che custodisce il segno del tempo che si propone in un percorso
che vede sia il giovane che il maturo “Silvio Grallo” – si muove soprattutto
attraverso le immagini e visioni che ci circondano quotidianamente con
sentimenti di inquietudine e apprensione, aperta ai sogni che avvolgono, in
incessante continuità, le conoscenze e le esperienze del mondo.
Questo viaggio attraverso una ricerca e uno studio della realtà, la più semplice
e la più evidente, viene quasi agitato da un suo arroccarsi curioso o ansioso
tra i dubbi e le incertezze di una coscienza che non tenta di scorgere anche le
meraviglie celesti. Il suo giustificarsi in un impegno fuori dalla sacralità non
viene ratificato dai sentimenti di paura, ma anche di gioia, che appaiono ed
animano i personaggi e le immagini dei suoi quadri.
Figlio delle tradizioni contadine, radici mai sopite, uomo che scaturisce dalla
terra e dalle sue potenzialità, che non la distrugge ma la rispetta e l’ama,
scoprendo in ogni suo elemento, anche in quelli più trascurati, abbandonati e
mai considerati, armonia ed espressioni di bellezza e di poesia, si impegna ad
immergersi in essa e nella sua vastità per ricavarvi parimenti la serenità e la
sicurezza interiore.
Quale amico che vicino lo ascolta e lo accompagna nelle sue riflessioni e
meditazioni, mi interrogo sui sogni, come sempre turbatori dei nostri ideali e
delle nostre speranze, che si manifestano nelle sue interpretazioni pittoriche e
scultoree, che sfuggono i contenuti manifesti della reale concretezza che ci
circonda, sia pur non nascondendo né oscurando l’essenza della vita.
Silvio ama sottolineare come la sua espressione artistica sia una continua
ricerca del tempo che passa e che ogni elemento pittorico si installa in una
pellicola infinita senza che, nelle immagini e nei colori, traspaia una
profondità o una accentuazione di particolari che potessero esprimere una idea o
una certezza; ed è vero, anche se i suoi sentimenti, la gioia o la paura, non
sono sottratti, nella loro intima armonia, dalle melodie del corno di Oniro.
I colori, a volte forti, s’intrecciano e nascondono, nelle loro tonalità e nei
loro contrasti, una spiegazione immediata, chiamando il visitatore a cercare
nelle immagini, che sembrano volare e non avere una locazione fissa nel
firmamento e nella storia dell’uomo stesso, quel lamento e quel nervosismo che
gestisce il mondo di oggi.
Se nella pittura Silvio tende a fondere lo spazio di ogni oggetto e di ogni
personaggio, circondandolo di magie e visioni o illusioni sempre compagne nel
sentiero della nostra vita, nelle sue creazioni scultoree egli riscopre simboli,
similitudini e apparizioni, naturali e spontanei, che la madre-terra custodisce
in oggetti e figure reclamanti una libertà e un sentimento.
E il suo stato d’animo non è più sognante in apparizioni, ma assorto e quasi
commosso in sensazioni vive e sincere che lo legano alla terra, madre e
protettrice. E la sua arte non è esaltazione del colore, ma è il colore che
riflette e illumina la materia da cui esce: tentativo di condurre l’arte verso
l’osservazione di ciò che ci circonda e ci genera, verso l’adozione di spunti e
modelli della natura che si offre gratuitamente, in una armonizzazione di
riflessioni con l’uomo creatore, custode ed ammiratore di esaltanti forme e
colori.
Dalla realtà vegetale, dal suo regno contadino, abbiamo il risultato della sua
arte, la materia che si trasforma in espressioni vive e non più inutili del
mondo che ci chiude in ogni parte, come nelle radici di canna che assumono
forme, a volte anche umane, ammonitrici del tempo che corriamo.
San Giovanni Incarico (FR) - Silvano Gallon - Presidente
Associazione Akkad
2008 -Ombre o immagini nell’itinerario artistico di Silvio Grallo
Semplicità di rappresentazioni scenografiche di un mondo statico, dove i
movimenti storici sono eventi che giocano fuori del tempo, i passaggi epocali
solcano il viso di personaggi segnati da radici profonde, riprodotte
dal linguaggio artistico tra poesia, pittura e scultura.
Il gioco del concetto di forma che nell’osservar, mai separa bensì
distingue di volta in volta la contemporaneità delle presenze: indicando un
oggetto
si implica l’ insieme.
Indicando si fissa una parte da tutto il resto, così come un seno racconta
la sua storia di ricchezza o povertà di una condizione di staticità che non
perde però la descrizione delle differenze nel gioco mutevole di esistenze
diverse: l’abbondanza e la privazione.
Il gioco delle parti così descritte sembra imprimersi nel tempo pietrificato
che non da scampo a movimenti che modificano l’esercizio del potere.
Le immagini dei personaggi di Silvio Grallo sono fuore del tempo, segnato
da movimento nel senso che lo fissano, quasi a voler rappresentare
differenze mai risolte: lo spazio riempito di volti segnsti, raffiguranti
giochi di movimenti solo apparenti descritti da linguaggi di colori leggeri,
soffici, lontani.
Sembrano descrivere rassegnazione per l’occultamento di ragioni mai svelate.
Cassino (FR)- Prof. Natalino Immaturo -
Docente di Sociologia presso l’ Università degli Studi di Salerno
2008 - Pasolini. Composizione su due piani:
Primo piano, la figura del poeta, riconoscibile, anche se con tratti deformati,
volto solcato da profonde rughe; macchina da scrivere; un quaderno con i versi
da “Frammento alla morte” , da “ Religione del mio tempo” : sono
sul rogo, - Gioco la carta del fuoco…una ferita che si apre e dà la morte -.
Secondo piano :sequenze cinematografiche oniriche, fantasmi dell’inconscio
proiettati e materializzati sulla tela, disposti in climax ascentente. (1)
l’infanzia : una madre raccolta, disperata, protettiva, colta nei suoi gesti
d’amore, nella sua pietas. (2) figure mostruose, aggressive : il Potere nelle
sue espressioni repressive e violente. (3) il fuoco, il rogo, l’assassinio di un
innocente, Thanatos che si ricongiunge e si confonde con Eros.
Significanti : poeta e macchina, tratti realistici, colori vividi, di forte
impatto visivo; sfondo: una gradazione, dai colori tenui e leggera della
idilliaca fanciullezza, dal ricordo che sale dallo “atro fondo” alla “luce” a
quelli più marcati della giovinezza e della maturità, dell’incontro con “l’arido
vero” a quelli accesi , quasi gocciolati nella tela, della morte su cui si
stagliano tra rossi verdi azzurri cupi, monoliti neri e guizzanti lingue di
fuoco parvenze di mitici mostri apportatori di notte.Sul lato destro una
madre-madonna nel cui grembo ritorna il poeta per rientrare nell’edenico nirvana
del grembo materno.
Sequenze che mostrano interni domestici, esterni paesaggistici, personaggi
delineati ora in forma espressionistica, ora realistica, ora astratta. Una
composizione quindi sincretica , in cui si contaminano fecondamene suggestioni
attinte da movimenti diversi, che, attraverso accostamenti inediti sembrano
suggerire un percorso di significazione , ma lasciano al fruitore la possibilità
di una lettura proiettiva, ma non unidirezionale
ARTISTA APE , DI LAGO (SINCRONIA) ,NON FIUME (DIACRONIA)
Scultura:
Utilizzazione di materiali poveri, quali legno e pietra.. In “Busto di donna
decapitata” l’artista fa una operazione propria della rivoluzione artistica del
Novecento : prende un oggetto, che in natura ha una sua funzione e vive in un
suo spazio determina e lo decontestualizza. In questo modo invita l’osservatore
a farsi una domanda : perché esporre in un museo un pezzo di tronco d’albero? Il
fatto è che l’arte vuol produrre un effetto straniante con uno sguardo libero da
pregiudizi e banalità, cui venga restituita la verginità semantica, posto
davanti ad un oggetto , un legno, che non si trova in un bosco o accatastato per
essere bruciato nel camino o modellato in una falegnameria, ma in un luogo in
cui deve essere semplicemente guardato. Ed allora scattano richiami ,
corrispondenze, si intrecciano fili analogici , si cerca un surplus di
significato, un passaggio dal livello denotativo a quello connotativi; nel caso
un’anologia donna/albero (dal latino arbor, femminile) , il cui taglio è una
ferita mortale non solo alla natura, ma alla vita umana.
Stile :
Pittura che ricava la sua ambiguità dall’accostamento assimorico delle immagini
(realistiche e oniriche) , ma anche dei significanti (linee continue e spezzate,
contorni spessi e tenui, colori accesi e leggeri , materia compatta e sgranata)
. La lettura ingenua è superficiale; è dell’accostamento di significante e
significato che si costruisce mentalmente una nuova idea o concetto , che si
giunge ad una lettura consapevole, in cui in virtù dell’inentio operis, l’intentio
lectoris non necessariamente coincide con l’intentio leuctoris e il fruitore in
qualche modo diventa egli stesso co-creatore dell’opera artistica.
Cassino (FR)- Prof. Gerardo Santella
2009 -
Grallo tra segni e sogni
Sabato 4 Aprile nel Teatro Comunale di Palma Campania si è inaugurata una
personale di pittura e scultura di Silvio Grallo, che raccoglie opere pittoriche
e scultoree del lungo percorso artistico che fonde la realtà con il simbolo:
un’articolazione temporale del suo iter “surrealista” iniziato fin dagli anni
70, da cui nascono forme inquietanti, racconti dell’io, immagini in cui si
confondono memoria e inconscio in un abbandono al mondo visionario, tale da
sconfinare nell’onirico e nel simbolico.
Figlio delle tradizioni contadine, ancorato a tali radici, che influenzano la
sua personalità, l’artista, fin dalla scelta dei materiali, utilizza ciò che
costituisce materia di realtà come stracci, pezzi di legno, radiche di canna,
pietra, dando loro un segno vitalistico. L’artista compie un’operazione già
sperimentata dalle Avanguardie del Novecento: prende un oggetto e lo
decontestualizza ponendo l’osservatore davanti a rappresentazioni che suscitano
richiami, corrispondenze e caricandolo di un significato tutto da scoprire.
Ad esempio in “Busto di donna decapitata” Grallo prende un semplice pezzo di
legno e con minimi tocchi lo propone come una opera d’arte: l’albero richiama
con le sue sporgenze un corpo di donna acefala; l’oggetto suscita una grande
vitalità, l’autore comunica al fruitore turbamento interiore, immergendolo in
una dimensione in cui la propria esperienza di vita, la propria memoria, le
ossessioni i sogni diventano materia.
Grallo scopre nella natura elementi, che osserva ed elabora per ricavarne anche
una rappresentazione pittorica: tutto prende avvio, come nella scultura,
dall’osservazione diretta della realtà, una visione fantastica e consapevole
allo stesso tempo che riporta sulla tela attraverso una linea viva ed
espressiva, raggiungendo ardite soluzioni formali, libere, senza griglia, con un
completo abbandono al mondo visionario che tende ad una visione surrealistica,
con forme nuove contenenti l’universo dell’inconscio. Si realizza una
con-fusione di dati soggettivi ed oggettivi, mondo interiore e realtà esterna,
elementi realistici ed onirici, che rappresenta la più autentica cifra
stilistica della sua opera pittorica.
La sua pittura è sempre figurativa, l’oggetto che viene rappresentato, anche il
più strano, onirico, visionario attinge comunque al repertorio comune e
convenzionale di linee e colori, quindi un codice linguistico reale.
Ad esempio “La carta del fuoco”, un olio su tela, presenta in primo piano la
figura del poeta Pasolini delineato da tratti deformati, volto solcato da
profonde rughe, segno di una vita “trascorsa”, una macchina da scrivere, un
quaderno con i versi da “Frammento alla morte” e da “ Religione del mio tempo”,
colori vivi, mentre in secondo piano sequenze oniriche, fantasmi dell’inconscio
proiettati sulla tela, figure mostruose e aggressive, il fuoco, il rogo,
l’assassino di un innocente delineati da una graduazione di colori da tenui e
accesi, quasi sgocciolati sulla tela. Sequenze delineate ora in forma
espressionistica, ora realistica.
Una pittura ricavata dall’accostamento ossimorico delle immagini realistiche ed
oniriche si avverte nella tela “Lotta Primordiale” visi appena abbozzati, corpi
intrecciati, colori irreali.
In “Modelle in attesa di sfilata” i visi riprodotti richiamano alla mente i
risultati raggiunti dagli artisti del primo Novecento, un taglio netto, una
linea sinuosa e colori accessi delineano queste figure sottratte furtivamente
alla realtà per essere proposte allo spettatore e dare loro un’esperienza di
sensi e sentimenti.
Palma Campania - dott.ssa Giuseppina Palma
2009 -
Dopo circa cinque anni si replica a Palma Campania
una mostra persona di Silvio Grallo. Un’esposizione che raccoglie opere
pittoriche e scultoree del suo lungo percorso artistico, che vede sia il giovane
che il maturo Silvio.
Un viaggio di ricerca e di studio della realtà, la più semplice. Figlio delle
tradizioni contadine, radici ma dimenticate, al punto da influenzare fortemente
la sua personalità artistica. Silvio scopre giorno per giorno nella natura un
elemento, immergendosi in esso per ricavarne una rappresentazione pittorica o
scultorea. Tutto prende avvio dalla osservazione diretta della natura che gli
offre germogli di creatività, realizza segni portatori di valori estetici e di
significati morali e civili. Una visione “fantastica” e critica allo stesso
tempo che riporta sulla tela attraverso una linea talora viva e talora spezzata
ed espressiva.
L’artista tende a fondere lo spazio con gli oggetti e i personaggi,
circondandoli di magia e visione, nel tentativo di condurre l’arte verso
l’osservazione di ciò che ci circonda, la raffigurazione si trasforma in
espressioni vive, ed assume forme a volte scenografiche.
Esperienza, umana ed estetica, da vita a composizioni con materiali poveri,
prodotte sperimentando tecniche estemporanee. La sua arte non è solamente
rispecchiamento della realtà ma anche risultato dell’evoluzione di un linguaggio
formale indipendente da condizionamenti esterni e che invece dipende da una
volontà, da un bisogno di creare che è comune a tutti gli uomini di tutti i
tempi, una pulsione artistica super-soggettiva che è orientate solo di storia.
La sua pittura è in continuo mutamento: da una prima fase caratterizzata da un
accentuato protagonismo del colore, accese tonalità di stampo fauve, soprattutto
nella raffigurazione dei paesaggi, ma già cariche in potenza della forza
spirituale liberate nelle opere successive, che prendono le distanze dal
delicato cromatismo di alcune tele precedenti; fino a giungere ad ardite
soluzioni formali e di rivoluzionaria concezione composita, evidenti nella tela
dal titolo “Modelle in attesa di sfilata”, del 94 dove la brutalità con cui
vengono riprodotti i visi e i corpi delle ragazze si colloca in quella forma
estetica del primo novecento. Evolve verso la piena acquisizione di una tecnica
più libera e senza griglia che gli permette di realizzare meglio un
“automatismo” sulla tela; un completo abbandono al mondo visionario sfiorando
una visione surrealista, con forme nuove, contenenti il regno dell’inconscio.
La sua spiccata tendenza a interpretare la realtà lo fa reagire di fronte gli
avvenimenti, una ripercussione critica della sua realtà che deve riversarsi
nell’evoluzione del suo stesso io.
Palma Campania - dott.ssa Giuseppina Palma
2009 - La pittura.
Viaggio di ricerca e di studio della realtà, la più
semplice, quella della sua terra. Figlio delle tradizioni contadine, ancorato a
radici mai dimenticate, al punto da influenzare fortemente la sua personalità
artistica, Grallo scopre giorno per giorno nella natura elementi, che osserva ed
elabora per ricavarne una rappresentazione pittorica. Tutto prende avvio dalla
osservazione diretta della realtà, che gli offre germogli di creatività e
realizza segni portatori di valori estetici e di significati morali e civili.
Una visione “fantastica” e “consapevole” allo stesso tempo, che riporta sulla
tela attraverso una linea talora viva e talora spezzata ed espressiva.
L’artista tende a fondere lo spazio con gli oggetti e i personaggi, avvolgendoli
di un alone di magia e visione, realizzando una raffigurazione che si trasforma
in espressioni vive ed assume forme a volte scenografiche.
La pittura di Grallo si configura come esperienza umana ed estetica, che dà vita
a composizioni prodotte con materiali poveri, sperimentando tecniche
estemporanee; essa non è semplicemente rispecchiamento della realtà, ma anche
risultato dell’evoluzione di un linguaggio formale indipendente da
condizionamenti esterni, dettato dalla volontà e dal bisogno di materializzare
sulla tela i fantasmi interiori.
Una pittura in continuo mutamento: da una prima fase caratterizzata da un
accentuato protagonismo del colore, accese tonalità di stampo fauve, soprattutto
nella raffigurazione dei paesaggi, ma già cariche in potenza dell’energia
liberata nelle opere successive, che prendono le distanze dal delicato
cromatismo di alcune tele precedenti, fino a giungere ad ardite soluzioni
formali e di rivoluzionaria concezione composita, evidenti nella tela dal titolo
“Modelle in attesa di sfilata” del 94 dove la brutalità con cui vengono
riprodotti i visi e i corpi delle ragazze richiama la deformazione estetica del
primo Novecento. L’artista evolve così verso la piena acquisizione di una
tecnica più libera e senza griglia che gli permette di realizzare un
“automatismo” espressivo; un completo abbandono al mondo visionario che tende ad
una visione surrealista, con forme nuove, contenenti l’universo dell’inconscio.
Si realizza così nelle sue opere più mature una con-fusione di dati soggettivi
ed oggettivi, mondo interiore e realtà esterna, elementi realistici ed onirici,
che rappresenta la più autentica cifra stilistica della sua opera pittorica.
Palma Campania - dott.ssa Giuseppina Palma
2009 -
Quest’esposizione personale di Silvio Grallo,
raccoglie opere pittoriche e scultoree del lungo percorso artistico che fonde la
realtà con il simbolo: un’articolazione temporale del suo iter “surrealista”
iniziato fin dagli anni 70, da cui nascono forme inquietanti, racconti dell’io,
immagini in cui si confondono memoria e inconscio in un abbandono al mondo
visionario, tale da sconfinare nell’onirico e nel simbolico.
Una ricerca linguistica e formale di rottura con un primo periodo artistico più
realista, che esprime la conoscenza della tradizione pittorica e la volontà di
rimuoverla a partire da una diversa capacità ideativa e tecnica che sfocia in un
grado di realtà superiore connesso a forme d’associazioni finora trascurate sul
gioco disinteressato del pensiero.
Figlio delle tradizioni contadine, ancorato a tali radici, che influenzano la
sua personalità artistica, fin dalla scelta dei materiali, utilizza ciò che
costituisce materia di realtà come stracci, pezzi di legno, radiche di canna,
pietra, dandogli un segno vitalistico. L’artista compie un’operazione già
sperimentata dalle Avanguardie del Novecento: prende un oggetto e lo
decontestualizza ponendo l’osservatore davanti a rappresentazioni che suscitano
richiami, corrispondenze caricando l’oggetto di un significato tutto da
scoprire. In tutte le rappresentazioni scultoree ritrae sempre personaggi umili,
della sua terra utilizzando per di più materiali poveri appena bozzati che
rendono solo l’idea del soggetto lasciando all’immaginazione dello spettatore il
“lavoro” di completare l’opera. L’artista chiede allo spettatore di lasciarsi
andare senza preconcetti ad una visione che lo porti al di là del senso comune,
al di là della percezione, facile e schematica.
A questi materiali poveri dà vita propria, realizzando forme all’interno delle
quali si fondono realtà, fantasia, sogno.
Ad esempio in:
• Busto di donna decapitata: l’artista decontestualizza l’oggetto, un semplice
pezzo di legno, con minimi tocchi lo propone come una opera d’arte: l’albero
richiama con le sue sporgenze un corpo di donna acefala; l’oggetto suscita una
grande vitalità, l’autore comunica al fruitore turbamento interiore,
immergendolo in una dimensione in cui la propria esperienza di vita, la propria
memoria, le ossessioni i sogni diventano materia.
• L’offerta e la Sacralità realizzate in radiche di canna. Con cura Grallo ha
curato i particolari, con grande abilità ha lavorato questo materiale con una
tecnica precisa, ha scolpito un personaggio caratterizzato da effetti plastici,
dinamici, chiaroscurali.
• L’artista continua anche a distanza di anni la sua ricerca della realtà che lo
circonda ritornando sullo stesso tema più volte, segno di una continua ricerca,
di un continuo rinnovarsi, come ogni artista insoddisfatto e autocritico nei
confronti dei risultati raggiunti, continua a lavorarci ed a esprimersi. Come
accade nelle 4 rappresentazione della Contadina, ogni scultura con una funzione
diversa e con una “personalità diversa”.
• L’offerta: un’altra opera scultorea appena abbozzata, i tratti del viso appena
delineati, la materia che si trasforma in espressione viva che assume forme a
volte anche umane, ammonitrici del tempo che percorriamo.
• Un altro tema ricorrente è la rappresentazione dell’età matura dell’uomo.
Attraverso l’utilizzo di impasto materico ritrae persone anziane nella loro
quotidianità, sembrano nate da un accostamento quasi casuale della materia che
crea dinamici effetti chiaroscurali. Anche su questo tema l’artista ritorna più
volte.
Grallo scopre giorno per giorno nella natura elementi, che osserva ed elabora
per ricavarne anche una rappresentazione pittorica: tutto prende avvio, come
nella scultura, dall’osservazione diretta della realtà, una visione fantastica e
consapevole allo stesso tempo che riporta sulla tela attraverso una linea viva
ed espressiva, raggiungendo ardite soluzioni formali, libere, senza griglia, con
un completo abbandono al mondo visionario che tende ad una visione
surrealistica, con forme nuove contenenti l’universo dell’inconscio. Si realizza
una con-fusione di dati soggettivi ed oggettivi, mondo interiore e realtà
esterna, elementi realistici ed onirici, che rappresenta la più autentica cifra
stilistica della sua opera pittorica.
La sua pittura è sempre figurativa, l’oggetto che viene rappresentato, anche il
più strano, onirico, visionario attinge comunque al repertorio comune e
convenzionale di linee e colori, quindi un codice linguistico reale.
• La carta del fuoco: in primo piano la figura del poeta delineato da tratti
deformati, volto solcato da profonde rughe, segno di una vita “trascorsa”, una
macchina da scrivere, un quaderno con i versi da “Frammento alla morte” e da “
Religione del mio tempo”, colori vivi, mentre in secondo piano sequenze
oniriche, fantasmi dell’inconscio proiettati sulla tela, figure mostruose e
aggressive, il fuoco il rogo, l’assassino di un innocente delineati da una
graduazione di colori da tenui e accesi, quasi sgocciolati sulla tela a caso.
Sequenze delineate ora in forma espressionistica, si noti l’utilizzo del colore,
ora realisti.
• Una pittura ricavata dall’accostamento ossimorico delle immagini realistiche
ed oniriche si avverte nella tela “Lotta Primordiale” visi appena abbozzati,
corpi intrecciati, colori irreali.
• Modelle in attesa di sfilata: dove i visi riprodotti richiamano alla mente i
risultati raggiunti dagli artisti del primo Novecento, un taglio netto una linea
sinuosa e colori accessi delineano queste figure sottratte furtivamente alla
realtà per essere proposte allo spettatore e dargli un’esperienza di sensi e
sentimenti
• In “Segni della Pasqua” emerge uno stato magmatico dell’artista, immagini in
cui si fondono e si confondono soprassalti della memoria e dell’inconscio,
corrispondenze tra passato e presente; è evidente il rapporto tra apparenze
zoomorfiche con cadenze umane.
• “Sguardo doppio”: la donna allo specchio descrivere una fase fondamentale
dello sviluppo psichico del essere umano, si riferisce al fatto che l’uomo
riconosce la propria identità attraverso l’individuazione della propria immagine
riflessa nello specchio. Nella teoria di Jacques Lacan lo stadio dello specchio
costituisce il punto da cui si origina l’Io, la coscienza di sé. In questa
prospettiva il riconoscimento di sé attraverso l’altro si compie nella relazione
del soggetto con la propria immagine riflessa. Il bambino vede la propria
immagine e ne è affascinato, ma in questo modo viene catturato da un’illusione.
Infatti l’essere reale che si trova al di qua dello specchio è ancora immaturo e
dipendente dagli altri, molto diverso dall’immagine ideale riflessa, che ha la
funzione di compensare il senso di impotenza e frustrazione derivato
dall’assenza di autonomia. La coscienza di sé nell’essere umano nasce in
anticipo rispetto alla reale situazione esistenziale del bambino, molto prima
cioè che abbia sviluppato una qualunque capacità di controllo sulla realtà.
Questa tela ha un significato che va oltre l’aspetto estetico perché indaga
appunto ragioni più profonde.
Palma Campania - dott.ssa Giuseppina Palma